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Le mie opinioni oppure i punti di vista di altri che mi hanno colpito

RACCONTO SPIRITUALE

Tra le tante parole d’addio a David Bowie, mi colpiscono quelle che ne stanno raccontando un’anima spirituale.

E’ una scoperta, che trapela dai tweet della moglie Iman e da quello che ormai possiamo definire l’ultimo brano di Bowie: “Lazarus” (e il titolo dice tutto).

«Guardami sono in paradiso» / «ho delle ferite che non possono essere viste» / «Sarò libero, come un uccello, sarò libero».

E a proposito di Paradiso, fa un bell’effetto il messaggio della Basilica di San Francesco d’Assisi:

S’avanza insomma un racconto spirituale. Leggero e spontaneo. E mi sembra significativo che tra le tante cose che si potrebbero dire di un grande artista come Bowie, si facciano strada, quasi da sole, parole di fede.

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IL MINISTRO E IL CARDINALE

Oggi a Spoleto il ministro Delrio e il cardinale Comastri hanno dialogato sulla famiglia. Ho moderato io.

Delrio: “La famiglia è la più importante infrastruttura d’Italia”. Comastri: “Senza ideali un giovane è vuoto”. Delrio: “In famiglia anche i grandi imparano dai piccoli”. Comastri: “Giocate con i vostri figli”.

Sul tema del fisco il ministro ha anticipato l’uscita di misure che dovranno riequilibrare il peso delle tasse sulla base del numero di figli e in generale inserire nel nostro ordinamento quei principi di equità di cui in Italia si è sempre ma solo parlato.

E’ d’accordo sui diritti civili ma non lo è sull’adozione dei bambini da parte delle coppie omosessuali, “ma su questo punto stiamo diventando minoranza”, ha detto e il riferimento non è al governo ma all’opinione prevalente nel Paese.  (foto: www.umbria24.it)

LE 5 RAGIONI DELLA PACE

Ieri mi domandavo se era possibile evitare una guerra in Libia per combattere l’ISIS. Che da lì minaccia l’Italia.

Per formazione, per scelta, ho sempre sostenuto che ci deve essere un’alternativa alla guerra, ma la strana forma dell’ISIS, che non è uno Stato (anche se si definisce così), non ha organismi diplomatici, non ha confini, se non quelli che si prende con la forza, la stranezza insomma di questa formazione, rende oggettivamente difficile la via diplomatica.

Oggi, ad un’analisi più attenta, possiamo sostenere che non c’è alternativa alla pace.

Ecco le (almeno) 5 buone ragioni per far partire subito, subito, un processo diplomatico e non violento per uscire dalla crisi libica, rischiosissima per noi.

1) LA GUERRA FAREBBE PIU’ DANNI

E’ opinione comune di molti osservatori. La presenza di soldati in Libia, anche sotto l’egida ONU, compatterebbe contro, quella galassia informe di milizie di cui oggi è impastato il Paese. L’intervento militare non porterebbe sollievo, aumenterebbe il caos, la violenza, le morti innocenti e l’odio antioccidentale.  Ha scritto Lucio Caracciolo, direttore di Limes: “Una campagna militare di crociati e apostati: al-Baghdadi non potrebbe chiedere di più”.

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PARIGI E BAGA CONTRO LE BESTIE

Oggi è il giorno della Marcia Repubblicana di Parigi, per dire no al terrorismo. Cammino pure io, idealmente, per quelle strade. E porto con me Baga, la città nigeriana, dove sono morti 2 mila abitanti, il 20% della popolazione. Parigi e Baga sono unite nel dolore e nella follia del terrorismo. Voglio farvi la cronaca di quello che è successo lì.

I soldati di Boko Haram, il gruppo che vuole ribaltare con la forza il governo federale per creare un Califfato, sono entrati in città urlando e con le armi in pugno. Sono per lo più giovani, che hanno deciso di seguire Mohammed Yusuf, lo sceicco che li finanzia.

Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram
Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram

Armati di armi, ma soprattutto di orrende idee, con un pigiama largo come una tuta, avrebbe detto Oriana Fallaci, si sono trasformati in una specie di rete gettata nel mare, e hanno fermato, bloccato, placcato, tutti quelli che, vedendoli arrivare, avevano iniziato una disperata corsa,  una lotta per la sopravvivenza.

La corsa, per la vita, è iniziata tra le proprie case, nelle proprie cose, ed è finita qualche centinaio di metri dopo. Acciuffati, è cominciato un rituale disumano, abominevole.

Uno per uno gli abitanti di Baga sono stati mutilati con il machete. Chi alle mani, chi alle gambe, e poi, solo poi, finiti con un colpo di arma da fuoco. Una lunga agonia collettiva. Immaginate le urla, immaginate il terrore, immaginate il dolore.

Penso alle mamme che non hanno potuto bloccare la violenza contro i figli. I figli che non hanno potuto difendere le madri e i padri. Penso ai bambini.

E questa volta i miliziani non hanno diviso, come usano fare, i prigionieri tra cristiani e musulmani, salvando i secondi e uccidendo i primi. Questa volta erano troppi, non c’era tempo. E quando cominci la tua battaglia salvando i tuoi, almeno i tuoi, e poi non fai più distinzione; se prima ti eri posto un limite, diabolico, ma pur sempre un limite, e poi non ce l’hai più, vuol dire che ti sei degradato ancora di più. Credevo che il male avesse un limite. Mi sbagliavo.

Baga, Nigeria. Rasa al suolo da Boko Haram
Baga, Nigeria. Rasa al suolo da Boko Haram

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