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I 20 PRIVILEGI DI NAPOLITANO

Maggiordomo e guardarobiere pagati dallo Stato nella casa privata. Telefoni, segretari, ufficio, gratis. Autista con scorta anche per la vedova e il primogenito. I 20 privilegi del Presidente emerito. Che non ci possiamo più permettere.

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Si parla tanto di riforme ma ce n’è una che non costerebbe niente, anzi ci aiuterebbe a recuperare risorse, sarebbe giusta, farebbe giustizia e risponderebbe alle necessità dei tempi. E invece.

Leggete di seguito quanti privilegi spettano a Napolitano, come ai suoi predecessori, in qualità di Presidente emerito della Repubblica.

  1. 15.000 euro netti al mese come indennità di senatore a vita
  2. Un ufficio da 100 m² a Palazzo Giustiniani
  3. Una segreteria fino a 9 (nove) persone
  4. Nella segreteria potrà chiamare un consigliere diplomatico o militare
  5. Un segretario personale
  6. Un maggiordomo personale che lavorerà nella casa privata del Presidente emerito
  7. Un guardarobiere personale che lavorerà nella casa privata del Presidente emerito
  8. La scorta mobile e fissa a casa
  9. Un’auto con telefono e autista
  10. La suddetta auto con autista rimarrà a disposizione della vedova e del primogenito
  11. Un telefono cellulare o satellitare
  12. Un fax
  13. Una connessione urbana ultraprotetta
  14. Una linea diretta con il Quirinale
  15. Una linea diretta con il Ministero dell’Interno
  16. Allacciamento diretto,  dallo studio e dalla casa privata, agli uffici dei servizi di sicurezza del Ministero dell’Interno,
  17. Collegamenti (sia dallo studio che da casa) con banche dati e agenzie di stampa
  18. Connessioni televisive a bassa frequenza per seguire i lavori  di Camera e Senato
  19. Mezzi di trasporto (treni, navi, aerei) messi a disposizione da Palazzo Chigi
  20. Intorno a lui lavoreranno circa una trentina di persone nell’arco delle 24 ore, distaccate dagli uffici per i quali erano state assunte.

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PROCESSO AI GIORNALI

Parlo da lettore e non da giornalista. Ma com’è possibile che il “sindaco più amato d’Italia”, come chiamavano il primo cittadino di Pavia, Alessandro Cattaneo, perda al ballottaggio?

O è davvero il più amato (e allora vince), o non è il più amato e allora tutto è possibile, anche che perda. Ma che credibilità hanno certe formule, certe inchieste, in quel caso era il serissimo Sole 24 Ore, certi modi di dire tanto amati dalla mia categoria?

E così se dopo il primo turno furono messi in discussione i sondaggi, ora dovremmo fare lo stesso processo alle trite formule giornalistiche e ai loro autori.

LA BELLA POLITICA

Ho conosciuto 2 dei 48 genitori che hanno potuto riabbracciare i loro figli adottivi in Italia, dopo quel pasticciaccio burocratico scoppiato in Congo. Li ho intervistati a casa loro, tra bambini che danzavano dalla gioia per avere una cameretta, un papà e una mamma, e palloncini e festoni montati da nonni e zii.

Ho chiesto come l’avessero saputo, dell’arrivo dei bambini, mi hanno risposto: dal tweet di Renzi. Questo:

E mi hanno spiegato che il presidente del consiglio ha personalmente seguito questa vicenda, fino alla conclusione.

Ecco questa è la politica che non smette di affascinarmi: dato una problema, la soluzione e non (solo) la discussione.

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Il grande talento di Toniolo

Lunedì scorso ho moderato la presentazione del libro di Ernesto Preziosi,Giuseppe Toniolo. Alle origini dell’impegno sociale e politico dei cattolici” (Paoline, 2012). Introducendo i lavori ho detto che tra i grandi talenti di Giuseppe Toniolo c’è stato quello di aver saputo dialogare/collaborare/lavorare con i vescovi, in un’epoca in cui non era ovvio che avvenisse.

Ho poi constatato  che negli ultimi 20 anni, dopo il crollo della DC, la dinamica dei rapporti tra cattolici impegnati in politica e vescovi  è stata stretta tra due poli, tra: «Io sono un cattolico adulto», frase spiritualmente senza senso ma politicamente incazzosa, pronunciata da Romano Prodi, allora premier, contro il card. Ruini (epoca dei Dico), e dall’altra parte: gli atei devoti, che ai più appaiono lesti a risolvere favori più che testimoni di fede, che anzi se ne guardano bene dall’esserlo o dal dichiararsi.

Due opposti estremi, da cui verrebbe fuori che non c’è alternativa tra rissa e  zerbinismo, chiamiamolo così (vedi zerbino).

Ma così non va! E così non andremo da nessuna parte!

Il grande talento di Toniolo è stato quello di essere un cattolico autentico, capace di originalissimi contributi, capace di aiutare i vescovi a superare alcuni ritardi culturali (il rifiuto della democrazia, ad esempio), capace di farlo senza polemiche, senza scontri, senza falsità ma anche senza zerbinismi (appunto).

Un rapporto maturo, adulto (questo sì), responsabile da entrambe le parti.

Forse è per questo che a voce forte, il Papa e i vescovi chiedono che si faccia avanti una nuova generazione di politici cattolici, perchè se una nostalgia c’è è quella di un laicato alla Toniolo.

E’ curioso che dobbiamo guardare indietro, a prima del Concilio, per trovare felici esempi da applicare oggi in pieno post Concilio. Sarebbe bello indagare perchè.

Alla presentazione del libro hanno partecipato: Ernesto Preziosi, lo storico Agostino Giovagnoli, il presidente dell’AC, Franco Miano, il presidente delle ACLI, Andrea Olivero.

Ci si mette pure il presidente Sony?

Ho letto ieri su Avvenire che il presidente della Sony, a margine della Allen Conference di Sun Valley, un ritrovo super esclusivo per big mondiali, esprimeva preoccupazione sulla tenuta dell’Italia dopo il 2013 e dopo l’esperienza di Mario Monti.

Ora voglio dire: ma dobbiamo dare conto di quello che facciamo pure al presidente della Sony? Qui il primo che passa, parla e sparla di noi? Ma cos’è, un nuovo passatempo internazionale?

Mi ricorda il film “Una poltrona per due”, dove due ricchi cinici giocano, letteralmente, scommettendo pochi dollari, con la vita e sulla vita vera delle persone.

Qui il tema è la nostra libertà di decidere chi ci deve governare e che politiche scegliere. Quello che è evidente è che la tecnocrazia, a cui il presidente della Sony si richiama, dall’interno di un club esclusivo, è priva di molti riferimenti alla giustizia sociale.

E di questo bisogna cominciare a tenere conto.

 

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