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Twitter, Ornaghi e l’Ansa

Questo mio articolo è uscito su www.azionecattolica.it. – 

È diventato famoso quel ragazzo che assistendo alla lezione del prof. Ornaghi, lo ha visto rispondere al telefono, allontanarsi dall’aula, tornare, chiedere scusa e annunciare che era costretto a congedarsi per andare a Roma «per i motivi che sapete». Di fatto il primo, e per almeno due ore l’unico, annuncio relativo al governo Monti nella famosa mattina della lista che non arrivava mai.

 

Quell’annuncio, che il prof. Ornaghi immaginava privato e riservato ai suoi studenti, è diventato invece notizia per tutti i media, grazie al ragazzo di cui sopra che, rilanciandolo su Twitter, l’ha immesso nel circuito. Orbene, qui sorge una domanda, che rivolgerò tra qualche riga. Quella mattina, infatti, anch’io come tutti cercavo notizie: le agenzie? Nulla. I siti dei quotidiani? Niente. RaiNews, SkyTG e il buon Mentana? Solo una lunga attesa. Così vado su Twitter e leggo l’intervento del ragazzo di cui sopra. Ed ecco la domanda: mi fido o non mi fido? Certo, è verosimile che Ornaghi abbia potuto salutare i suoi studenti. E se invece fosse una panzana?

 

In questi casi è la fonte della notizia a fare la differenza: infatti quindici giorni fa tutti hanno creduto al tweet di Ferrara attraverso Il Foglio, che Berlusconi stava per dimettersi entro pochi secondi. Il paradosso però è che qui la fonte era attendibile ma la notizia falsa, lì la fonte non era attendibile ma la notizia vera. Ecco il punto: come riconoscere una notizia vera se non riconosco chi me la dà? Il sogno per cui tutti siamo giornalisti, per via dei mezzi di comunicazione facile che abbiamo in tasca, è una gran sciocchezza. Funziona solo per le tragedie filmate mentre accadono, quando il telefonino tremante di Pinco Pallino è un surrogato della telecamera professionale che in quel momento non c’è, in un’estensione più nobile della follia per cui certi papà preferiscono riprendere i figli mentre rischiano la vita ruzzolando dalle scale per poi vederli a Paperissima, piuttosto che correre a salvarli, nella certezza che è meglio un figlio fratturato e in onda su Paperissima che sano ma anonimo.

 

Ma c’é un modo per l’oscuro cittadino di diventare fonte attendibile? Sì, dimostrare di essere attendibile; questo però vuol dire professionalizzarsi con investimento di tempo e risorse non indifferenti. Ma se si professionalizza non potremo più raccontare l’aura leggenda del piccolo studente che anticipa l’Ansa, a quel punto sarà soltanto una fonte attendibile che anticipa un’altra fonte attendibile. La sera dopo l’alluvione a Genova, su Twitter girava la notizia di un nuovo potente nubifragio in arrivo. Seguiva anche il consiglio di stare in casa e di rifugiarsi nei piani alti, un vero e proprio annuncio di guerra imminente. Non era vero ma c’ho creduto. Ed ora, beffato, mi domando: che differenza passa tra una notizia su Twitter e una catena di Sant’Antonio? W Twitter, però il confine é molto labile.

Rosario Carello

Uomini delle istituzioni, finalmente

Quello che sarà ora col Governo Monti, lo vedremo. Le aspettative sono tante e l’anagramma del suo nome “rimontiamo“, è parso di provvidenziale buon auspicio.

Ma c’è una cosa per cui possiamo e dobbiamo già essere sereni e orgogliosi: gli attori principali di questi giorni, Giorgio Napolitano e Mario Monti, ci restituiscono finalmente l’immagine reale di veri uomini delle istituzioni.

La serietà, il rigore, il senso dello Stato non sono grigiore, come ripete Giuliano Ferrara, che se vuole divertirsi basta che vada a teatro. Non abbiamo bisogno di un leader che ci faccia ridere, estroso e battutaro, ma di una persona perbene che sappia cosa vuol dire rappresentare le istituzioni, lavorando al loro servizio e quindi al nostro.

Certo, i leader li dobbiamo scegliere noi, col voto e senza pressioni dall’estero, ma nell’emergenza, affidarsi a Napolitano & Monti, mi fa dire: forse ci è andata bene, finalmente.

Rosario Carello

Ferrara, Berlusconi e il valzer dei valori

FERRARA
FERRARA

Per difendere Berlusconi, l’intellettualmente ratzingeriano Giuliano Ferrara torna relativista.

«Chi sono io per giudicare moralmente Berlusconi?», si è appena domandato a Milano durante una manifestazione.

Peccato che il giudizio non sia sui peccati (giudizio morale) ma sui reati e che per questo ci sia un Tribunale.

In realtà Ferrara vuol dire un’altra cosa: ognuno faccia quel che vuole, senza regole giuridiche e (lo dice lui) morali.

E’ legittimo, ma

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Sul (caso) Marrazzo non mi raccapezzo. Parola di Ferrara

ALESSIA MARCUZZI. Anche al Grande Fratello quest'anno c'è un trans
ALESSIA MARCUZZI conduce il Grande Fratello '09, tra i partecipanti un trans

L’articolo più bello della settimana (qui come ogni lunedì)

 

«Non siamo moderni?»

«Non insegniamo ai pupi come si fa a mettere il preservativo?»

«Non abbiamo ornato le istituzioni, dal Parlamento all’Isola dei famosi, di presenze simboliche trans?»

«E allora, che problema c’era?»

Per Giuliano Ferrara i conti non tornano

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