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Gli interventi sul blog di Rosario Carello

DIBATTITO: QUESTA VOLTA POSSIAMO DIRE NO ALLA GUERRA?

Per la prima volta la nostra generazione ha un nemico che minaccia l’invasione territoriale.

Noi che da bambini credevamo che la guerra fosse una cosa del passato, che non ci avrebbe mai riguardato, e che invece poi l’abbiamo vissuta a partire da quella del Golfo (1990), ma sempre come un fatto che riguardava gli altri, oggi ci troviamo ad usare un lessico che abbiamo imparato a scuola ma per la storia.

“L’Isis è a Sirte”. “L’Isis punta su Misurata”. “Minacce dell’Isis: siamo a sud di Roma”.”Chiusa l’ambasciata italiana a Tripoli”: “Italiani in fuga”.

Ed è vero. Fuggiamo anche noi ora. Come i profughi che Salvini dice di lasciare in mare. Senza carrette, noi, ma in fuga.

Nella bella intervista di Romano Prodi, ieri, a Rainews24, rilancia la via diplomatica e quella della pace. Lo ringrazio. Sono le parole che dal 1990 a oggi ho sempre detto anch’io.

Ma questa volta, senza trasformarmi in guerrafondaio, non ho le certezza del passato. E mi domando: con chi la facciamo l’azione diplomatica? Con la Libia, che non esiste? Con l’Isis? E come si parla con l’Isis? E così, mentre la somma di errori di questi decenni ci ha portato a questo punto, per la prima volta in vita mia, mi ritrovo faccia a faccia con la necessità della guerra. E non mi piace. E siccome la guerra la faranno coetanei miei, con figli piccoli come me, e le bombe cadranno su civili innocenti, per giunta poveri e già allo stremo, mi ripeto che no, la guerra no.

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PARIGI E BAGA CONTRO LE BESTIE

Oggi è il giorno della Marcia Repubblicana di Parigi, per dire no al terrorismo. Cammino pure io, idealmente, per quelle strade. E porto con me Baga, la città nigeriana, dove sono morti 2 mila abitanti, il 20% della popolazione. Parigi e Baga sono unite nel dolore e nella follia del terrorismo. Voglio farvi la cronaca di quello che è successo lì.

I soldati di Boko Haram, il gruppo che vuole ribaltare con la forza il governo federale per creare un Califfato, sono entrati in città urlando e con le armi in pugno. Sono per lo più giovani, che hanno deciso di seguire Mohammed Yusuf, lo sceicco che li finanzia.

Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram
Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram

Armati di armi, ma soprattutto di orrende idee, con un pigiama largo come una tuta, avrebbe detto Oriana Fallaci, si sono trasformati in una specie di rete gettata nel mare, e hanno fermato, bloccato, placcato, tutti quelli che, vedendoli arrivare, avevano iniziato una disperata corsa,  una lotta per la sopravvivenza.

La corsa, per la vita, è iniziata tra le proprie case, nelle proprie cose, ed è finita qualche centinaio di metri dopo. Acciuffati, è cominciato un rituale disumano, abominevole.

Uno per uno gli abitanti di Baga sono stati mutilati con il machete. Chi alle mani, chi alle gambe, e poi, solo poi, finiti con un colpo di arma da fuoco. Una lunga agonia collettiva. Immaginate le urla, immaginate il terrore, immaginate il dolore.

Penso alle mamme che non hanno potuto bloccare la violenza contro i figli. I figli che non hanno potuto difendere le madri e i padri. Penso ai bambini.

E questa volta i miliziani non hanno diviso, come usano fare, i prigionieri tra cristiani e musulmani, salvando i secondi e uccidendo i primi. Questa volta erano troppi, non c’era tempo. E quando cominci la tua battaglia salvando i tuoi, almeno i tuoi, e poi non fai più distinzione; se prima ti eri posto un limite, diabolico, ma pur sempre un limite, e poi non ce l’hai più, vuol dire che ti sei degradato ancora di più. Credevo che il male avesse un limite. Mi sbagliavo.

Baga, Nigeria. Rasa al suolo da Boko Haram
Baga, Nigeria. Rasa al suolo da Boko Haram

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DOV’E’ LA DIFFERENZA?

Fatemi capire. Se Alfonso Signorini pubblica una foto del ministro Madia che mangia il gelato e ci costruisce sopra un’allusione sessuale, viene criticato in tutto il mondo, lui si scusa pubblicamente, e non gli viene riconosciuta la libertà di espressione.

Invece le pornocopertine religiose di Charlie Hebdo, con la Trinità cattolica in forma di kamasutra o con Maometto che chiama “merde” il Corano, quella è libertà di espressione, da difendere assolutamente, infatti tutti sono (io no) #jesuisCharlie.

No, fatemi capire.

Il ministro Madia è difendibile più della Madonna? La Madonna è offendibile più di tutti? Fatemi capire. Lo dico a quanti fra quelli che hanno commentato il mio post “Ma Charlie è un brutto giornale” (a proposito, boom di contatti ieri: in 24 ore oltre 20 mila visitatori solo per quel pezzo e qui c’è la gallery con le brutte copertine), mi spiegano che la satira  contro i simboli religiosi è LA Libertà!

Fatemi capire. Se il principio è che tutto è pubblicabile (diritto che comunque nessuno nega, meno che meno io), allora perché non lo avete  detto ad Alfonso Signorini che si è dovuto scusare?

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MA CHARLIE E’ UN BRUTTO GIORNALE

Non parlo di censure, chiusure o multe. Condanno l’attentato senza se e senza ma e critico le vignette. Si può fare?

Ribadendo l’orrore per la strage di Parigi, possiamo, nel nome di quella libertà che invochiamo per Charlie Hebdo, dire che Charlie Hebdo è un giornale orrendo, che vive sputando sulle cose più care per miliardi di persone? Guardate questa copertina.

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Non la commento e mi scuso per chi ne resterà ferito. Ma la pubblico come documentazione. Se la mia libertà finisce dove inizia la tua, quelli di Charlie Hebdo, la libertà degli altri l’hanno invasa e ferite mille volte.

Voglio essere chiaro e ripeterlo: nessuna giustificazione per la strage! Ma c’è un’appropriazione indebita in queste copertine, di ciò che è caro e sacro e quindi inviolabile, per la quale non riesco a dire: #JesuisCharlie, cioè #IosonoCharlie, come tanti in queste ore.

Condanno come tutti la strage di Parigi, ma io non sono così, il mio concetto di libertà non è questo qui, il mio concetto di civiltà occidentale non è questo qui. E voi? Prima di rispondermi, per favore, guardate questa serie di altre copertine, cliccando su una di esse per aprire la gallery.

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CONTRO LA SATIRA? NO, CONTRO LA VITA

Qual è stata la terribile risposta della civile Francia, del civile Occidente, alla strage contro la Satira di Charlie Hebdo? Oltre alla retorica del “siamo tutti francesi” e del “non abbiamo paura”. E’ stato scendere in piazza con una matita in mano, simbolo, bla bla bla bla, di libertà e bla bla bla bla. Auguri!

Quelli ammazzano e noi andiamo in strada con i Simboli.

Michele Serra, un tempo geniale anticonformista (un tempo), ha detto che lui la matita la indosserà nel taschino, per i prossimi giorni. Addirittura!

Ecco, è chiaro che c’è una totale incapacità di fronteggiare questo nemico terribile: loro la violenza organizzata, noi le matite.

E’ un approccio debole, che arriva sempre dopo,

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