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Selezione di articoli di Rosario Carello pubblicati sulla stampa

Il Pallone d’oro all’Africa

L’inizio e la foto del mio articolo uscito questa settimana su FAMIGLIA CRISTIANA – Una settimana dopo l’uccisione dei due senegalesi a Firenze, il mio augurio di Natale vuole essere anche un omaggio a loro e al loro continente. Che sarà pure povero ma è ricchissimo di risorse umane. Ce lo ricorda questa partita: un gesto atletico… (continua in edicola)

 

 

Twitter, Ornaghi e l’Ansa

Questo mio articolo è uscito su www.azionecattolica.it. – 

È diventato famoso quel ragazzo che assistendo alla lezione del prof. Ornaghi, lo ha visto rispondere al telefono, allontanarsi dall’aula, tornare, chiedere scusa e annunciare che era costretto a congedarsi per andare a Roma «per i motivi che sapete». Di fatto il primo, e per almeno due ore l’unico, annuncio relativo al governo Monti nella famosa mattina della lista che non arrivava mai.

 

Quell’annuncio, che il prof. Ornaghi immaginava privato e riservato ai suoi studenti, è diventato invece notizia per tutti i media, grazie al ragazzo di cui sopra che, rilanciandolo su Twitter, l’ha immesso nel circuito. Orbene, qui sorge una domanda, che rivolgerò tra qualche riga. Quella mattina, infatti, anch’io come tutti cercavo notizie: le agenzie? Nulla. I siti dei quotidiani? Niente. RaiNews, SkyTG e il buon Mentana? Solo una lunga attesa. Così vado su Twitter e leggo l’intervento del ragazzo di cui sopra. Ed ecco la domanda: mi fido o non mi fido? Certo, è verosimile che Ornaghi abbia potuto salutare i suoi studenti. E se invece fosse una panzana?

 

In questi casi è la fonte della notizia a fare la differenza: infatti quindici giorni fa tutti hanno creduto al tweet di Ferrara attraverso Il Foglio, che Berlusconi stava per dimettersi entro pochi secondi. Il paradosso però è che qui la fonte era attendibile ma la notizia falsa, lì la fonte non era attendibile ma la notizia vera. Ecco il punto: come riconoscere una notizia vera se non riconosco chi me la dà? Il sogno per cui tutti siamo giornalisti, per via dei mezzi di comunicazione facile che abbiamo in tasca, è una gran sciocchezza. Funziona solo per le tragedie filmate mentre accadono, quando il telefonino tremante di Pinco Pallino è un surrogato della telecamera professionale che in quel momento non c’è, in un’estensione più nobile della follia per cui certi papà preferiscono riprendere i figli mentre rischiano la vita ruzzolando dalle scale per poi vederli a Paperissima, piuttosto che correre a salvarli, nella certezza che è meglio un figlio fratturato e in onda su Paperissima che sano ma anonimo.

 

Ma c’é un modo per l’oscuro cittadino di diventare fonte attendibile? Sì, dimostrare di essere attendibile; questo però vuol dire professionalizzarsi con investimento di tempo e risorse non indifferenti. Ma se si professionalizza non potremo più raccontare l’aura leggenda del piccolo studente che anticipa l’Ansa, a quel punto sarà soltanto una fonte attendibile che anticipa un’altra fonte attendibile. La sera dopo l’alluvione a Genova, su Twitter girava la notizia di un nuovo potente nubifragio in arrivo. Seguiva anche il consiglio di stare in casa e di rifugiarsi nei piani alti, un vero e proprio annuncio di guerra imminente. Non era vero ma c’ho creduto. Ed ora, beffato, mi domando: che differenza passa tra una notizia su Twitter e una catena di Sant’Antonio? W Twitter, però il confine é molto labile.

Rosario Carello