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Al di là delle opinioni ci sono i documenti

I SONDAGGI “SEGRETI”/1

Dal 9 maggio non si possono pubblicare sondaggi sulle elezioni del 25. E’ una misura prevista dalla legge a garanzia dell’imparzialità del voto.

Questo vuol dire che dal 9 maggio non si ordinano più sondaggi elettorali in Italia? No. I partiti, per esempio, continuano a richiederli, il divieto riguarda solo la loro diffusione.

Ma tutti, diciamo la verità, vorremmo sapere. Bene, girando per la Rete, qualcosa si trova.

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Papa Benedetto XVI: “Il danno che viene dai cristiani tiepidi”

Papa Benedetto XVI

Pubblico il testo, davvero straordinario, che Papa Benedetto XVI ha pronunciato nella Veglia di preghiera con i giovani, durante la visita  in Germania del settembre 2011.

24 settembre 2011

 

Cari giovani amici!

Durante tutto il giorno ho pensato con gioia a questa serata in cui sarei potuto stare qui insieme con voi ed essere unito a voi nella preghiera. Alcuni forse saranno già stati presenti alla Giornata Mondiale della Gioventù, dove abbiamo potuto sperimentare la particolare atmosfera di tranquillità, di profonda comunione e di intima gioia che caratterizza una veglia serale di preghiera. Auguro che anche noi tutti possiamo fare tale esperienza in questo momento: che il Signore ci tocca e ci fa testimoni gioiosi, che pregano insieme e si fanno garanti gli uni per gli altri, non soltanto stasera, ma durante tutta la nostra vita.

In tutte le chiese, nelle cattedrali e nei conventi, dovunque si radunano i fedeli per la celebrazione della Veglia pasquale, la più santa di tutte le notti è inaugurata con l’accensione del cero pasquale, la cui luce viene poi trasmessa a tutti i presenti. Una minuscola fiamma irradia in tanti luci ed illumina la casa di Dio al buio. In tale meraviglioso rito liturgico, che abbiamo imitato in questa veglia di preghiera, si svela a noi, attraverso segni più eloquenti delle parole, il mistero della nostra fede cristiana. Lui, Cristo, che dice di se stesso: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12), fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14). Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo facciamo l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che può forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, però, rimane un’oscurità angosciante.

Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità, e tuttavia vediamo una luce: una piccola fiamma, minuscola, che è più forte del buio apparentemente tanto potente ed insuperabile. Cristo, che è risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo più chiaro proprio là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza. Egli ha vinto la morte – Egli vive – e la fede in Lui penetra come una piccola luce tutto ciò che è buio e minaccioso. Chi crede in Gesù, certamente non vede sempre soltanto il sole nella vita, quasi che gli possano essere risparmiate sofferenze e difficoltà, ma c’è sempre una luce chiara che gli indica una via, la via che conduce alla vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Gli occhi di chi crede in Cristo scorgono anche nella notte più buia una luce e vedono già il chiarore di un nuovo giorno.

La luce non rimane sola. Tutt’intorno si accendono altre luci. Sotto i loro raggi si delineano i contorni dell’ambiente così che ci si può orientare. Non viviamo da soli nel mondo. Proprio nelle cose importanti della vita abbiamo bisogno di altre persone. Così, in modo particolare, nella fede non siamo soli, siamo anelli della grande catena dei credenti. Nessuno arriva a credere se non è sostenuto dalla fede degli altri e, d’altra parte, con la mia fede contribuisco a confermare gli altri nella loro fede. Ci aiutiamo a vicenda ad essere esempi gli uni per gli altri, condividiamo con gli altri ciò che è nostro, i nostri pensieri, le nostre azioni, il nostro affetto. E ci aiutiamo a vicenda ad orientarci, ad individuare il nostro posto nella società.

Cari amici, “Io sono la luce del mondo – Voi siete la luce del mondo”, dice il Signore. È una cosa misteriosa e grandiosa che Gesù dica di se stesso e di ciascuno di noi la medesima cosa, e cioè di “essere luce”. Se crediamo che Egli è il Figlio di Dio che ha guarito i malati e risuscitato i morti, anzi, che Egli stesso è risorto dal sepolcro e vive veramente, allora capiamo che Egli è la luce, la fonte di tutte le luci di questo mondo. Noi invece sperimentiamo sempre di nuovo il fallimento dei nostri sforzi e l’errore personale nonostante le nostre buone intenzioni. A quanto appare il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi non diventa più buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, povertà estrema e repressione senza pietà. E anche quelli che nella storia si sono ritenuti “portatori di luce”, senza però essere stati illuminati da Cristo, l’unica vera luce, non hanno creato alcun paradiso terrestre, bensì hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata.

A questo punto non dobbiamo tacere il fatto che il male esiste. Lo vediamo, in tanti luoghi di questo mondo; ma lo vediamo anche – e questo ci spaventa – nella nostra stessa vita. Sì, nel nostro stesso cuore esistono l’inclinazione al male, l’egoismo, l’invidia, l’aggressività. Con una certa autodisciplina ciò forse è, in qualche misura, controllabile. E’ più difficile, invece, con forme di male piuttosto nascosto, che possono avvolgerci come una nebbia indistinta, e sono la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene. Ripetutamente nella storia, persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi. Come può allora Cristo dire che i cristiani – e con ciò forse anche quei cristiani deboli – sono la luce del mondo? Forse capiremmo se Egli gridasse: Convertitevi! Siate la luce del mondo! Cambiate la vostra vita, rendetela chiara e splendente! Non dobbiamo forse restare stupiti che il Signore non ci rivolga un appello, ma dica che siamo la luce del mondo, che siamo luminosi, che splendiamo nel buio?

Cari amici, l’apostolo san Paolo, in molte delle sue lettere, non teme di chiamare “santi” i suoi contemporanei, i membri delle comunità locali. Qui si rende evidente che ogni battezzato – ancor prima di poter compiere opere buone – è santificato da Dio. Nel Battesimo, il Signore accende, per così dire, una luce nella nostra vita, una luce che il catechismo chiama la grazia santificante. Chi conserva tale luce, chi vive nella grazia è santo.

Cari amici, ripetutamente l’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione! Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto. Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacilliamo e cadiamo, bensì a quante volte noi, con il suo aiuto, ci rialziamo. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra, nostra vita. Voi siete santi, noi siamo santi, se lasciamo operare la sua Grazia in noi.

Cari amici, questa sera, in cui ci raduniamo in preghiera attorno all’unico Signore, intuiamo la verità della parola di Cristo secondo la quale non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. Questa assemblea brilla nei vari significati della parola – nel chiarore di innumerevoli lumi, nello splendore di tanti giovani che credono in Cristo. Una candela può dar luce soltanto se si lascia consumare dalla fiamma. Essa resterebbe inutile se la sua cera non nutrisse il fuoco. Permettete che Cristo arda in voi, anche se questo può a volte significare sacrificio e rinuncia. Non temete di poter perdere qualcosa e restare, per così dire, alla fine a mani vuote. Abbiate il coraggio di impegnare i vostri talenti e le vostre doti per il Regno di Dio e di donare voi stessi – come la cera della candela – affinché per vostro mezzo il Signore illumini il buio. Sappiate osare di essere santi ardenti, nei cui occhi e cuori brilla l’amore di Cristo e che, in questo modo, portano luce al mondo. Io confido che voi e tanti altri giovani qui in Germania siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste. “Voi siete la luce del mondo”. “Dove c’è Dio, là c’è futuro!” Amen.

 

© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana

Quando il PCI diceva: «Non togliete quel crocifisso»

Cr
Natalia Ginzburg: «Non conosco altro che dia il senso del nostro umano destino»

Sembra oggi: il 22 marzo 1988 i giornali hanno in pagina la stessa querelle sul crocifisso.

Interviene un’intellettuale, se non organica certamente vicina al PCI, il Partito Comunista Italiano. Si chiama Natalia Ginzburg, l’autrice di Lessico famigliare.

Titolo del pezzo: Non togliete quel crocifisso.

L’ho sempre trovato un articolo bellissimo.

Lo ripropongo in queste ore

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Come vivere felici non essendo miliardari

Stefano Zamagni per www.piuvoce.net

 

L'economista Stefano Zamagni
L'economista Stefano Zamagni

Il tema degli stili di vita è oggi particolarmente attuale per almeno tre ordini di ragioni.

La prima ragione è riconducibile a un fenomeno noto, ossia il paradosso della felicità.

Si tratta di un fenomeno secondo il quale all’aumentare del reddito pro capite non corrisponde un aumento della felicità e, anzi, oltre una certa soglia, si registra addirittura una diminuzione. E così il detto “La ricchezza non dà la felicità” riprende una sorprendente veridicità, mentre storicamente si pensava fosse solo un luogo comune, una sorta di detto popolare, nato per giustificare l’incapacità del sistema economico di generare progresso e dare benessere ai cittadini.

Ma, ormai più di 30 anni fa, l’economista Richard Easterlin studiò questa curva, giungendo a scoprire che quel detto conteneva una verità fondamentale. Le teorie che incoraggiavano a sacrificarsi oggi per un futuro roseo, acquistano ora un senso relativo perché  abbiamo sperimentato che il nostro stile di vita attuale, fatto di ricchezza e benessere, non fa necessariamente stare meglio. Davanti a ciò la gente si domanda che senso abbiano il lavoro e il sacrificio se i soldi non rendono felici.

La seconda ragione è da ricondurre al fatto che negli ultimi due secoli lo sviluppo economico ha provocato di fatto la distruzione dell’ambiente. Abbiamo finora vissuto uno stile di vita basato sul consumo irrazionale della terra e dell’acqua, che si è rivelato insostenibile nel tempo. Il vincolo ambientale sta inducendo un cambiamento nel nostro modo di consumare, nell’oggetto del nostro consumo e anche nel livello del consumo.

Il terzo motivo per cui si è tornato a parlare di stili di vita è la presa d’atto dell’esistenza di una categoria di beni, i beni relazionali, che sono soggetti a una forma di scarsità di tipo non materiale, bensì sociale. Gli essere umani hanno necessità di consumare questo tipo di beni ma il meccanismo del mercato non è in grado di produrli. La gente ne ha bisogno, ma non ci sono soggetti di offerta. Si tratta, come abbiamo detto, di una scarsità che non è materiale, perché i beni relazionali sono legati alle relazioni interpersonali e la loro esistenza presuppone un rapporto tra le persone.

Lo stile di vita della società industriale ci ha letteralmente inondati di beni materiali di tutti i tipi, ma ha impedito la generazione di beni relazionali. La società pre industriale, al contrario, non era capace di produrre beni materiali sufficienti, ma era in grado di produrre beni relazionali.

La sfida oggi consiste nel modificare il nostro stile di vita senza dover tornare alla società pre industriale. Noi, infatti, abbiamo bisogno dei beni materiali e sappiamo che sono una cosa buona; per questo motivo non accettiamo la tesi della “decrescita” in cui si teorizza un ritorno alla fase pre industriale. L’obiettivo, infatti, non è tornare indietro ma andare avanti in un modo diverso, riproporzionando, aumentando i beni relazionali e diminuendo quelli materiali. In Usa circa vent’anni è stato fatto un tentativo in questo senso con la creazione del “mercato dell’amicizia”, un tentativo naturalmente destinato a fallire.

 

Questo tema è per la prima volta anche affrontato in un’enciclica. Nelle precedenti, infatti, si parla solo di beni materiali o al massimo di welfare, oggi invece si torna a parlare di fraternità e della società fraterna come la sola via in grado di generare beni relazionali. Questo approccio differisce profondamente da quanto affermato nella teoria della decrescita, che abbiamo menzionato prima; essa, infatti, ha fondamenti esclusivamente materialistici e non dà alcuna indicazione sulla creazione dei beni relazionali, perché considera solo l’aspetto materiale della realtà.

In questo momento penso che la Dottrina sociale della Chiesa sia l’unica via d’uscita per risolvere il problema degli stili di vita, perché parla di fraternità e impegna i credenti a tradurre tale principio; è una sfida grossa ma possibile perché la gente è stufa. In concreto, ad esempio, cambiare stile di vita può voler dire che il bello, in senso culturale e artistico, deve diventare oggetto di consumo popolare. Nella società industriale era riservato ai ricchi, oggi invece bisogna fare in modo che il bello sia fruibile da tutti e questo è il terreno in cui la visione cristiana può dare il maggior contributo, come d’altra parte ha fatto finora. Basta vedere le cattedrali: opere magnifiche e aperte a tutti.

E’ la dimostrazione che non è vero, anzi prova il contrario, che il secolarismo segnerà la fine del cristianesimo.

Stefano Zamagni per www.piuvoce.net