Bum Bum Ciampi

Ciampi, il Presidente più amato
Carlo Azeglio Ciampi, è stato il Presidente più amato

«Il mio telefono isolato».

«Intorno a casa mia al mare strane imbarcazioni».

«A Palazzo Chigi ho temuto il peggio».

Le dichiarazioni-bomba del Presidente Emerito cadono nel vuoto.

In fondo ha solo detto che da Capo del Governo, nel 1993, ha temuto un golpe.

Ciampi
Ciampi

La storia è questa. Il 3 agosto, lunedì, leggo come ogni mattina i giornali. «Repubblica», pag 3: parla Carlo Azeglio Ciampi. Intervista bomba in cui ricorda il 1993, l’anno delle stragi di mafia (quelle di Roma, Firenze, Milano) e l’anno in cui, da aprile, è Presidente del Consiglio. L’intervista, il giorno dopo l’anniversario della strage di Bologna, gira intorno ai Misteri d’Italia.

Ciampi dice cose grosse, grossissime, nessuno le riprende (a proposito di Misteri). Cosa dice?

Ecco di seguito le frasi più esplosive:

CIAMPI/1 – «STRANE IMBARCAZIONI E TELEFONO MANOMESSO»

«Ricordo l’entusiasmo del ’93 per l’accordo sul costo del lavoro. Poi la lunga serie di attentati in nottata. Ero a Santa Severa, rientrai con urgenza a Roma, di notte. Accadevano strane cose. Io parlavo al telefono con un mio collaboratore a Roma e cadeva la linea. Poi trovarono a Palazzo Chigi il mio apparecchio manomesso, mancava una piastra. Al largo dalla mia casa di Santa Severa, a pochi chilometri da Roma incrociavano strane imbarcazioni. Mi fu detto che erano mafiosi allarmati dalla legge che istituiva per loro il carcere duro. Chissà, forse lo volevano morbido, il carcere». 

Ciampi
Ciampi

CIAMPI/2 – «QUANDO MI PARLO’ TINA ANSELMI»

Alla domanda: «Avvertiva anche lei l’ombra di qualcosa, di qualcuno nei palazzi del potere che remava contro l’Italia?» Risponde:

«Certo anch’io mi chiedo come mai la grande, lunga complessa inchiesta della commissione parlamentare sulla loggia P2 guidata da Tina Anselmi a Palazzo San Macuto abbia avuto così poco seguito. Ricordo quei giorni, ricordo che l’onorevole Anselmi era davvero sconvolta. Mi chiamò alla Banca d’Italia (ero ancora governatore) e mi disse “lei non sa quel che sta venendo a galla”. Lei, la Anselmi, il suo dovere lo compì. Non credo però che molti uomini della comunicazione siano andati a fondo a leggere quelle carte. Il procuratore Vigna sapeva quel che faceva».

 

CIAMPI/3 –  «LO AMMETTO: HO TEMUTO IL PEGGIO»

«In quelle settimane davvero si temeva anche un colpo di Stato. I treni non funzionavano, i telefoni erano spesso scollegati. Lo ammetto: io temetti il peggio dopo tre o quattro ore a Palazzo Chigi col telefono isolato. Di quelle giornate, quel che ricordo ancora molto bene furono i sospetti diffusi di collegamento con la P2».

L’intervista completa di Giorgio Battistini è qui

Rosario Carello

E tu che ne pensi?